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sabato 1 ottobre 2016

Recensione del libro "La Curva".

Recensione di Giuseppe Novellino

Pasquale Gallicchio, irpino, è un giornalista professionista. Sensibile alla politica, ha partecipato a molte battaglie per la promozione dei diritti, per il progresso sociale e per la difesa dell’ambiente. E scrive. Ha pubblicato un romanzo, “Terra”, alcuni saggi d’impegno civile, tra cui “La Terra è fatta così”, in collaborazione con il regista Gianni Amelio, e “L’occupazione delle Terre in Alta Irpinia”, con la prefazione di Sergio Cofferati.
     La sua ultima fatica letteraria è questo libricino di narrativa e fotografia: “La Curva”.
     Si tratta di tredici brevi racconti alternati da suggestive fotografie di Giuseppe Formiglio, fotografo e allievo di pittura presso l’Accademia delle Belle Arti di Foggia.
     Le prose hanno come prevalente ambientazione l’Alta Irpinia, in particolare il Piano del Formicoso, situato nelle vicinanze del paese (Bisaccia) che ospita l’autore e che rappresenta la sua culla. È una contrada appenninica molto suggestiva, coltivata prevalentemente a grano, dove il vento la fa da padrone e accarezza morbidi crinali. I campi sono interrotti da macchie boscose, da ginestre e da grigie rocce tufacee.
    Qui egli ha trascorso l’infanzia e la giovinezza, qui tuttora vive, rifugiandovisi dopo lunghi e buoni tempi trascorsi tra lavoro e impegni. E alla sua terra si ispira, cercando di rievocare, con le parole, atmosfere, luoghi, ma soprattutto persone. Queste ultime emergono quasi sempre dal passato come testimoni di tempi ormai trascorsi, aventi il sapore delle ere antiche.
     Sono narrazioni dalla prosa scorrevole, ma ricercata e a tratti lirica, dove la cura delle parole, e soprattutto degli aggettivi, è attenta e, direi, premurosa. Con rapide pennellate, l’autore ritrae figure e anima ambienti, producendo effetti visivi davvero notevoli. Fa molto uso di frasi tronche, così la pagina acquista uno spessore poetico e produce nel lettore quell’effetto di piacere estetico che si può incontrare nella lettura dei versi.
     Il titolo allude a quei cambiamenti di direzione che si verificano nella vita di ciascun individuo. A volte si svolta nel bene, a volte nel male; spesso si cade nella sofferenza, in altri frangenti si salgono le scale della consolazione e della speranza. È la vita, un flusso che non scorre lineare, ma che promette continui cambiamenti e segue un percorso necessariamente tortuoso. Non può essere altrimenti. E questo, forse è il suo bello.

     Una lettura per coloro che amano fermarsi a riflettere e che desiderino, perché no, entrare nelle atmosfere di un angolo d’Italia sempre un po’ dimenticato, ma ricco di storia e di umanità.

"La Curva" è pubblicato 
   
    L'autore Pasquale Gallicchio

     

   

martedì 17 maggio 2016

Al Salone internazionale del libro di Torino: "Tra libri, autori e qualche critica" di Ivan Bavuso

Al Salone internazionale del libro di Torino una moltitudine di gente ha affollato gli stand degli editori che, a centinaia, hanno occupato il Lingotto Fiere. Stand grandi e piccoli, allineati geometricamente secondo un ordine ben preciso. I più visibili e centrali erano i grandi editori: Feltrinelli, Mondadori, Rizzoli, Einaudi, Bompiani, Adelphi, Sellerio, poi venivano gli editori importanti e più di nicchia come Fandango, Minimum Fax, Marcos y Marcos, Neri Pozza, Bao, Marsiglio, ai margini i piccoli e i piccolissimi.
«È la Gardaland dei libri» ha sospirato una mia giovane amica che ha appena finito un master per diventare editor.
“Vero” ho pensato senza dirlo. Prima di esprimere un’opinione volevo entrare nel vivo della Fiera. Ci sono stato tre giorni: giovedì, venerdì, sabato. Ho curiosato e acquistato libri e con il pass da giornalista mi sono spinto fino alla Ibf, business area, dove le agenzie letterarie e gli editori di molti Paesi stipulavano nuovi contratti.

giovedì 28 gennaio 2016

Marcos y Marcos presenta Hakan Güday autore di "Ancóra"

Hakan Günday  
Writers festival 
Frigoriferi milanesi, via Piranesi 10
dal 29 al 31 gennaio


Sabato 30 gennaio Hakan Günday, “l’enfant terrible” della letteratura turca, inizia il suo tour in Italia  partendo da Writers, per presentare il suo nuovo romanzo ANCÓRA - in libreria dal 28 gennaio.
Dopo A con Zeta, con Ancóra Hakan Günday entra nel tema più scottante della sua terra e del mondo raccontando, dal punto di vista di un trafficante bambino, il commercio dei migranti nell’Egeo. 

Il magnifico romanzo vincitore del Prix Médicis…Cinquecento pagine che somigliano a un urlo ininterrotto.  Giorgio Fontana, Domenica Il Sole 24 ore
Giovane talento, che usa, santamente, la letteratura come esplosivo, per mettere a nudo le viscere marce del mondo. Domenico Quirico, Tuttolibri - La Stampa

SABATO 30 GENNAIO ore 19.30
Hakan Günday in dialogo con Fabio Geda
presenta Ancóra
legge Vincenzo Costantino


Daha, ancóra: è l’unica parola turca che conoscono i migranti clandestini. Ancóra acqua, ancóra pane, ancóra speranza. Viaggiano nel cassone di un camion per monti e deserti, verso la costa turca dell’Egeo. Lì entra in gioco Ahad. Carica i migranti sul furgone, attraversa il bosco e li nasconde sottoterra, nella cisterna del suo giardino. Attendono lì, per settimane, sognando la Grecia. La cisterna è buia e spoglia, la governa un tiranno bambino: Gazâ, il figlio di Ahad. Cresciuto senza madre tra trafficanti di uomini, ha ricevuto un’unica lezione di vita: sopravvivi. E il suo cervello è diventato più veloce del suo cuore. Gazâ è un piccolo genio, sogna di studiare al liceo, all’università. Ma tra lui e i suoi sogni c’è di mezzo Ahad, padre padrone. È la cisterna, la sua scuola; Gazâ, scienziato in erba, studia il comportamento delle persone in cattività. Una notte di pioggia cambia tutto. Il furgone di Ahad esce di strada, i clandestini muoiono a decine nel precipizio. Gazâ vede l’inferno con i suoi occhi e non vuole più saperne dell’umanità. C’è una voce chiara, tuttavia, che lo chiama, dal profondo della sua mente. È la voce di Cuma, clandestino afgano, amico perduto. Dalle sue mani ha ricevuto l’unico bene al mondo che gli sia caro: una rana di carta. Con quell’origami in tasca, sempre tra le dita, con quella voce in testa, Gazâ cerca una via per la rinascita. Sarà questa rana, verde e salterina, a indicargli la strada.

Il viaggio di un bambino cresciuto troppo in fretta alla ricerca dell’innocenza perduta. Un romanzo travolgente sulla schiavitù moderna, sulla necessità di sapere, e sperare ancóra, lottare ancóra.

Hakan Günday, nato a Rodi nel 1976, ha sangue turco e sguardo europeo. Figlio di diplomatici, cresce spostandosi da una città all’altra, per poi approdare a Istanbul, dove adesso vive. A ventitré anni, invece di varcare il portone dell’università, comincia a trascorrere le giornate al caffè di fronte e scrive il suo primo romanzo. Da allora ne ha scritti otto, diventando in Turchia l’autore che tutti gli editori vorrebbero pubblicare, perché è un mito tra i giovani e campione d’incassi in libreria. Racconta storie a tinte forti con stile vivo e fulminante, con passione cocente e sensibilità delicata. Tra incroci inediti di Oriente e Occidente, Hakan Günday coglie la vita in situazioni estreme, stagliandosi come una voce nuova e forte dell’Europa più giovane che cambia. Dopo A con Zeta, celebrato come miglior libro del 2011 in Turchia e tradotto in diciannove lingue, Ancóra affronta il tema scottante dei migranti ed è in corso di pubblicazione in tutto il mondo. In Francia è stato il caso letterario dell’autunno 2015 e ha vinto il prestigioso Prix Médicis.