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mercoledì 5 ottobre 2016

Il club dei filosofi dilettanti di Alexander McCall Smith: il primo caso di Isabel Dalhousie

Recensione 
di
 Paola Rocco

Mi piacerebbe iniziare questo percorso tra quelli che io definisco giallisti atipici con Il club dei filosofi dilettanti di AlexanderMcCall Smith. Il club è il primo della serie investigativa con al centro Isabel Dalhousie, fascinosa filosofa ultraquarantenne, personaggio riservato ma interessante della scena culturale edimburghese e zia dell'irrequieta Cat.
Isabel dirige una rivista di etica applicata e suo malgrado si trova spesso coinvolta in casi un po' misteriosi: forse perché l'autore concorda con la Christie nel ritenere che alcune persone siano dei catalizzatori di eventi e così come chi ha una predisposizione naturale per le catastrofi potrà passare tutta la vita all'asciutto, ma appena metterà piede su una barchetta farà naufragio, chi è naturalmente portato a investigare fatalmente investigherà.
Così fa appunto Isabel, che però è anche e forse prima di tutto una filosofa e dunque porta nella sua ricerca i ferri del mestiere: il senso di responsabilità, l'etica della vicinanza, l'onestà intellettuale e l'attenzione per la personalità e l'esistenza altrui. Partendo da queste premesse McCall Smith - che è nato e cresciuto in Zimbabwe prima di completare gli studi in Scozia, dov'è professore di Medicina legale all'Università di Edimburgo e vicepresidente della commissione inglese per la genetica, oltre che scrittore di gialli e creatore di tre serie di mistery: anche lui una doppia vita, come la sua filosofa investigatrice - costruisce una storia a un tempo ossessionante e lieve con al centro la morte d'un ragazzo, che precipita dalla balconata del Teatro dell'Opera di Edimburgo davanti agli occhi di Isabel.
Omicidio, disgrazia o suicidio: la protagonista vaglia le possibilità incontrando amici e conoscenti, frequentando caffè e mostre d'arte, cucinando risotto e insalata, correggendo articoli e saggi e sorvegliando le mosse di compare Volpone, la volpe selvatica che ha inaspettatamente preso dimora nel suo giardino.
E soprattutto applicando al mondo e alle cose la lente d'ingrandimento della propria coscienza morale, che la guiderà verso una soluzione atipica imperniata sull'etica del perdono: “Gli studi dei filosofi si incentrano su problemi di questa natura, rifletté Isabel. Il perdono è un argomento che li appassiona, così come il castigo. Bisogna punire i colpevoli, non perché faccia sentire meglio - alla fine ci si sente su per giù come prima - ma per ristabilire un equilibrio morale. È una dichiarazione di condanna dell'errore, che ci aiuta a mantenere un senso di giustizia nel mondo. Ma in un mondo giusto vanno puniti solo coloro che hanno intenzioni malvagie e che agiscono con cattiveria”.
Sullo sfondo una Edimburgo scintillante e misteriosa, insostituibile teatro di tutte le storie come la New York di Allen o la Roma di Moravia (“...viveva al primo piano di un bel palazzo georgiano di Great King Street. Era una delle vie più belle della New Town, e dal suo lato, quello a sud, si aveva una splendida vista sul Firth of Forth... si vedeva la striscia di mare blu e oltre l'acqua sorgevano le colline del Fife... Erano appartamenti definiti con salone, perché comprendevano la sala principale delle antiche case, che erano state suddivise. Avevano, perciò, soffitti più alti e finestre a parete, grandi vetrate da cui la luce inondava le stanze”).
E c'è poi il costante contrappunto d'una serie di riuscitissimi personaggi minori: Cat, la bella nipote della protagonista, proprietaria d'una ricercata gastronomia nel cuore della città e fidanzata seriale di uomini sbagliati; la governante Grace con la sua inscalfibile saggezza e l'insospettabile passione per l'esoterismo; Jamie dal cuore spezzato e dal bell'aspetto, il ragazzo d'oro che Cat ha scaricato con stupefatto disappunto della zia; Toby coi suoi pantaloni color fragola e la sua conoscenza dei vini, l'arrogante rampollo della ricca borghesia mercantile che la ragazza frequenta al momento e Isabel trova, naturalmente, insopportabile; e molti altri - tra cui indimenticabile resta la fuggevole apparizione di Geoffrey McManus, il giornalista che vuol strappare alla Dalhousie delle dichiarazioni su quel che è avvenuto e di fronte al rifiuto di lei trapassa in modo repentino e sinistro dalla formale cortesia dell'entrata alle battute francamente insultanti e velatamente canzonatorie dell'uscita.

Un'altra delle cose che mi piacciono moltissimo di questi libri, e so che apparentemente non è molto pertinente... ma, appunto, solo apparentemente, sono le meravigliose copertine dell'edizione economica della TEA, la casa editrice che ha pubblicato quest'autore in Italia. A differenza di quelle delle prime edizioni, infatti, che io personalmente trovo un po' respingenti, quelle firmate dalla magnifica disegnatrice Hannah Firmin per l'economica sono davvero belle e genialmente allusive del contenuto sì da diventar in qualche modo un artistico complemento del libro stesso come ogni buona copertina dovrebbe sforzarsi di fare appena possibile.

In questa del Club campeggiano una caffettiera e relativa tazzina con una decorazione dipinta sopra che ricorda i palchi d'un teatro - alla base della caffettiera c'è pure la silhouette di una cantante in gonna e crinolina - e una lente d'ingrandimento in primo piano. Bevande e vasellame vario ispirano tutte le copertine della serie (dal bicchiere alto colmo di cioccolata scura e sormontato da una ricciolo di panna di Amici, amanti e cioccolato alla teiera di ceramica rossa osservata con sospetto da compare Volpone nelle Pratiche applicazioni di un dilemma filosofico... anche i titoli sono abbastanza atipici) in omaggio alla radicata abitudine degli scozzesi e dell'Inghilterra in generale di sedersi a riflettere davanti a una buona tazza di qualcosa di caldo non appena il clima lo consente - e cioè quasi sempre, in pratica. Un ultimo tocco di fascino a una storia già molto interessante.

martedì 2 agosto 2016

Globalia: un romanzo distopico che ci mette in guardia

di Jean-Christophe Rufin
Edizioni e/o
pp. 448
Maggio 2016
disponibile anche in ebook

Cominciamo la lettura e abbiamo la sensazione di esserci imbattuti nell’ennesima utopia negativa. Conosciamo subito due personaggi protagonisti e assistiamo al loro tentativo di evadere da un mondo ormai intollerabile.
     Globalia si estende a macchie di leopardo su tutto l’emisfero settentrionale della Terra. Le città, i territori che la compongono sono situati sotto immense cupole trasparenti. È il mondo dei “fortunati”, dei ricchi; mentre al di fuori, nelle cosiddette non-zone, dilagano la barbarie e la povertà dei disperati, esclusi da ogni forma di benessere pianificato.

giovedì 9 giugno 2016

Ce lo segnalano lo segnaliamo: "Penelope Poirot fa la cosa giusta"

È appena uscito in libreria PENELOPE POIROT FA LA COSA GIUSTA, il romanzo d’esordio di una brillante autrice che si firma Becky Sharp, ma che in realtà è milanese e si chiama Silvia Arzola. Dalla penna di Sharp prende vita la coppia letteraria da formata da Pen e Velma.
Una madam sopra le righe, carismatica, ficcanaso e decisamente presuntuosa, e una miss in apparenza ingenua, con radici anarchiche e buon intuito.

Un romanzo pieno di umorismo tipicamente british  che domani, venerdì 10 giugno, presenterà il suo libro nella Libreria Utopia di via Marsala 2. Con lei ci saranno anche Lucio Morawetz, Silvia De Laude e Martina Febo

BECKY SHARP

Gli alianti, NARRATIVA, 336 pagine, 17,00 euro
EAN 9788871687513


“Avvertii l’artiglio gelido del pericolo afferrarmi le caviglie e risalire sulle cosce attraverso il pigiama. Aprii la borsa e afferrai il coltello: se era successo qualcosa ad Achille, lo stesso poteva accadere a Hamilton. Con passo lieve e febbrile raggiunsi la sua stanza. Cercai di aprire, ma era chiusa dall’interno. ‘Hamilton, per l’amor del cielo, sono io’. La porta si aprì con un cigolio. Una mano mi arpionò il braccio, trascinandomi nella stanza buia. Il coltello cadde con un tonfo ovattato sul tappeto.”

giovedì 14 aprile 2016

"Mi chiamo Thiago" ce lo segnalano, ve lo segnaliamo




Polis SA Edizioni nasce a Nocera Superiore, in provincia di Salerno, come anima letteraria dell’associazione di promozione sociale Polis SA - Sviluppo e Azione. Progetto editoriale nato per emersione diretta e spontanea di un più ampio processo di comunicazione che ha al proprio centro la comunità, ed in parallelo al percorso dell’associazione, Polis SA Edizioni si inserisce in una prospettiva di ricostruzione culturale e sociale dei territori. La nostra continuerà ad essere una navigazione controvento, una parola contraria con il vizio della proposta alternativa: Vogliamo che l’uomo e la sua creativa forza d’animo tornino al centro dell’idea di polis.
Il primo titolo “Mi chiamo Thiago”, opera di Mimmo Oliva e Peppe Sorrentino, è il romanzo-storia di un uomo dai mille volti, e della tante vite. Un uomo la cui presenza nella società è scomoda, il cui istinto di lotta e sopravvivenza s’innalza e si rafforza dinanzi agli abusi di potere, e la cui emarginazione darà l’input per intraprendere una nuova e silenziosa guerra.
Il libro ci accompagna in un viaggio metafisico ambientato nel Sud America. Ogni capitolo ci introduce il ricordo di una storia da cui prendono spunto riflessioni e snodi che ci portano lontano da un’idea puramente narrativa. Il viaggio di Thiago è soprattutto un percorso interiore, un percorso circolare di nascita, morte e rinascita.



giovedì 25 febbraio 2016

Ci segnalano e segnaliamo: "Gli apostoli del ciabattino."

In attesa di pubblicare un altro bellissimo racconto di Giuseppe Novellino intitolato "Mille chilometri" vi segnaliamo il libro, edito da Edizioni Paginauno, di Massimo Viaggi.




Un intenso racconto umano
Uno sguardo su una realtà contadina che non c’è più
e un mondo di guerre che ancora conosciamo

Giuseppe ha solo otto anni quando il padre Dante capisce che da lui non potrà aspettarsi niente di buono: è svagato, testardo, e non apre mai bocca. Eppure sa parlare, e soprattutto sa ascoltare. La sua educazione alla vita sono le storie che la madre racconta, di contadini furbi e santi irosi, animali da cortile e uomini selvatici. Faticosamente diventa adulto, e anche se in famiglia nessuno si occupa di politica, se Giuseppe non vive che nelle sue fantasie, se Dante non pensa ad altro che al grano e alla canapa, nessuno può preservarsi dal contagio che intorno si diffonde come peste: sono gli anni Venti, e nelle campagne del bolognese esplode lo squadrismo delle camicie nere. E Giuseppe è chiamato a partire soldato per portare la ‘civiltà’ agli abissini.

Massimo Vaggi è nato a Domodossola nel 1957 e vive a Bologna, dove lavora come avvocato. È consulente della Fiom e della Cgil. Ha pubblicato: Un silenzio perfetto (Pendragon, 1996), Tu, musica divina (Interlinea, 1999), Delle onde e dell’aria (Mobydick, 2002), Al mare lontano (Pendragon, 2005), Sarajevo novantadue (Paginauno, 2012). Suoi racconti compaiono nelle collettanee Sorci verdi (Alegre, 2011) e Lavoro vivo (Alegre, 2012). È uno dei fondatori e redattore di Nuova Rivista Letteraria.

 
Edizioni paginauno
186 pagine | 15,00 euro 
ISBN 9788890926389